Il Volontariato per i giovani
L’importanza dell’accoglienza e dell’accompagnamento
A giocare un ruolo importante nel rapporto tra associazioni e mondo giovanile è l’offerta di opportunità di sperimentare nuove strade per permettere ai più giovani di mettersi alla prova.
Ogni nuova esperienza, però, necessita di un accompagnamento che dia gli strumenti per affrontare ostacoli e difficoltà.
Questo garantisce che i giovani volontari si sentano accolti e valorizzati, in un contesto al cui centro c’è la relazione.
Dare un sostegno lungo il cammino non significa sopprimere la soggettività, ma mettere la persona in condizione di esprimersi, lasciando spazio alle sue idee, alla sua creatività, alle sue capacità.
L’accompagnamento richiede dunque alle associazioni un impiego di energie interne, appositamente dedicate alla fase di inserimento dei giovani volontari.
La gratificazione
L’aspetto della progettazione chiama in causa un elemento che sembra centrale nell’offerta di proposte concrete di impegno ai più giovani: la gratificazione.
Per le associazioni questo sembra essere un tabù: l’impegno sociale, che si spiega solo in virtù di forti ideali, si può basare solo sullo spirito di sacrificio. Ciò esclude il fatto di poter “portare a casa” dall’esperienza qualcosa di utile per sé.
Dalla prospettiva emersa da giovani che hanno fatto la scelta di impegnarsi, si coglie come il volontariato possa assumere anche forme diverse da quelle tradizionali a cui siamo abituati a pensare: anche i gruppi informali che nascono su un interesse, una passione, una convinzione condivisa svolgono attività che hanno in sé l’idea dell’azione volontaria.
Le motivazioni però sono sempre riconducibili ad una stessa matrice: fare qualcosa in cui si crede (in nome di un’ideale, di una convinzione, di una passione) e fare qualcosa di utile (non importa per chi).
E questo non esclude automaticamente la ricerca di una soddisfazione personale. Anzi, questo sembra essere un aspetto determinante ai fini della scelta di iniziare o continuare a svolgere del volontariato.
Tali considerazioni conducono ad affermare che nella relazione con l’impegno i ragazzi portano domande e aspettative, relativamente alla propria identità e alla propria crescita personale, che le associazioni devono imparare ad accogliere.
Da ciò deriva la funzione “pedagogica” del volontariato, che consiste nel contribuire alla formazione della persona e al rafforzamento del senso di responsabilità sociale nell’esercizio della cittadinanza attiva. In un’esperienza di volontariato, i ragazzi cercano delle risposte a domande di senso, una conferma delle proprie capacità, delle relazioni autentiche, l’acquisizione di nuove competenze, lo sperimentare l’assunzione di responsabilità.
Dunque, quando un giovane si accosta a un’associazione, si incrociano due diverse dimensioni: ciò che essa si aspetta e vuole “produrre”, e ciò che il giovane cerca “per sé” nell’entrare a far parte dell’organizzazione.
Un’associazione, nel progettare una strategia di avvicinamento ai giovani, deve tenere in considerazione questa dinamica che si instaura tra il “sé” e il gruppo.

L’identità associativa
La sollecitazione a esplicitare e ricostruire il proprio immaginario e le proprie rappresentazioni, ha condotto le associazioni a lavorare sul loro modo di pensare e di porsi rispetto al tema. Ciò ha significato chiamare in causa aspetti centrali legati alla propria identità: di adulto, di volontario, di associazione. Le organizzazioni sono state invitate ad avviare una riflessione sulla possibilità di ricercare nuovi significati per il proprio “essere” e per il proprio operare.
Possiamo affermare che, nel rapporto con i giovani, il processo di ridefinizione della propria identità diventa oggetto di scambio.
Ogni associazione ha ben chiari i principi su cui si basa la sua attività e le ragioni del suo modo di operare, ma ciò non esclude che possa rimetterli in discussione, introducendo nuovi significati o ripensandone altri.
Stare in relazione con i giovani provoca l’identità stessa dell’organizzazione e stimola un pensiero profondo su ciò che essa è.
Una nuova persona che entra a far parte di un gruppo consolidato deve avere la libertà di ri-dire alcuni aspetti di realtà, in base al suo modo d’interpretare ciò che si trova di fronte.
La rilettura e la messa in discussione di elementi assodati non implica la volontà di distruggere ciò che si è costruito con tanta fatica nel tempo, per lasciare spazio ad un “nuovo” sempre e comunque migliore.
Mettersi in gioco è importante per risignificare le proprie ragioni fondative, il senso dell’esistere come associazione.
E permette di scoprire altri significati della propria “missione”, come può essere l’offerta di un’esperienza di arricchimento intergenerazionale.
Questo permette di andare oltre la questione del ricambio generazionale puramente funzionale alla riproduzione di sé: le associazioni non possono richiudersi sul problema del ricambio dei volontari nell’ottica della propria continuità, ma sono sollecitate a elaborare nuove ragioni nel proprio essere e nel proprio saper fare.
Testo tratto dal report di ricerca azione "Il pianeta Giovani e il Volontariato" Centro Servizi SO.LE.VOL. (Lecco)
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